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Carlo Cattaneo

Se fossi ricco!

La santa povertà madre d'eroi
Lucano

Se fossi ricco! quanto non farei, quanto non godrei ! Ecco ciò che ogni povero va dicendo a se medesimo, dandosi a credere che, fatto ricco, egli farebbe e direbbe diversamente che non dicono e non fanno i ricchi davvero. Illusioni! e ciò che è peggio illusioni disaggradevoli che raddoppiano il peso della povertà. Io, vedete mo' saviezza! io quel se fossi ricco che sa tanto d'amaro agli altri, me lo dico spesse fiate con un senso d'ineffabile dolcezza.

La mia buona e compianta madre, poveretta com'era, mi allattò al suo seno, e vegliò sul mio primo riposo. Quando miro quel semplice contorno in matita che serbo delle sue leggiadre fattezze, e mi immagino quell'aria angelica china la notte su un bambino dormente, e penso che quel caro bambino son'io, m'innamoro di me stesso, e tuttochè cresciuto per mia disgrazia poco somigliante a mia madre ed anche in quel poco devastato dall'età, mi sento inorgoglire, e dico: vedi! un ricco non avrebbe questo conforto, egli indubitabilmente avrebbe succhiato al petto d'una rozza fattoraccia, dividendone le brutali cure colle galline e col vitello. E forse il ritratto della mia nè amorosa nè amata madre sarebbe opera di egregio pennello, avrebbe parlato più agli occhi degli altri che ai miei, e i dugento luigi che varrebbe e che pure avrei rossore di accettare, mi farebbero mi farebbero una sacrilega guerra nel cuore.

Nella mia oscura e tranquilla vita, quante delizie non trovo nell'andarmi placidamente rileggendo i più antichi e sublimi lavori dell'umana immaginazione nelle venerabili lingue in cui furono dettati! Che ridicolo piacere sembrerà mai questo al maggior numero dei leggitori di libri moderni! Eppure, quale delle belle opere moderne fu scritta da uno che non fosse caldo ammiratore di quelle calde anticaglie ? Byron, Alfieri e quegli altri pochi, le cui opere si possono leggere più di una volta, con quanto amore non contemplavano quell'immortale bellezza nel meriggio della loro gloria, e nell'apice del giusto loro orgoglio ? Ebbene, anch'io leggo ed intendo, ed assaporo quei volumi, e mi vi delizio. E novero colla mia mente tutti gli epuloni che conosco, e volo col pensiero da porta a porta, da palazzo a palazzo, da titolo a titolo. Quanti di loro godono questo piacere più di me ? Anzi, che dico ? Quanti di loro lo dividono con me ? Quanti di loro sospettano che questo sia un vero e ragionevol diletto ? Infelici! la loro molle infanzia fu nutrita di adulazione e d'ignoranza, l'intelletto intorpidito e slombato dall'inerzia, il cuore sempre freddo e superbo. Quelle dure menti non furono mai sublimate agli esercizi che più onorano la natura umana e rendono gloriose le nazioni. Qual motivo gli avrebbe confortati nell'ardua fatica di quegli studi spinosi? Il bisogno no, perchè non lo conoscevano; l'ambizione nemmeno, perché le sberrettate e gl'inchini dell'armento servile la accarezzavano oltre misura.

Se fossi ricco , sarei cresciuto come tanti di loro sprezzando, e nauseando ciò che ora è la delizia dell'anima mia. Un giorno, uno di questi infelici mi dimandava: è egli vero che il tal gran signore si è messo in capo di far fare ai suoi figli gli studj dei poveri figliuoli? Io benchè travedessi subito il pensiero del misero milionario, feci l'indiano e gli domandai che s'intendesse per codesti studi da poveri figliuoli. Che so io? mi rispose, voi lo sapete meglio di me, il latino, i versi e che so io ?

Se tutti i dolori della povertà si riducessero alla lettura dei rimorsi di Nerone in Tacito o dei deliri di Didone in Virgilio, cara povertà saresti un paradiso! Eppure il povero epulone, che sarà padre di famiglia, qual ribrezzo non sentirebbe se alcuno gli proponesse di mandare a sedersi sui banchi di una scuola popolare i suoi figli! E lungi da quei tarlati e sprezzati banchi, chi vi dà la chiave di quegli studj ? Spendete pure, pagate e prodigate, e datemi uno di quei vostri gentili giovinetti cresciuti in serra calda fra tanti scrupoli e tanti sospetti e tanto orrore dei suoi coetanei di abito men fino; datemelo tale che valga uno di questi figli di mercantuzzi che un giorno sederanno negli Instituti, e diventeranno il vanto della città ove furono battezzati e la superbia della loro nazione, mentre quello che gli schivò come lebbrosi sarà più o meno il bersaglio della satira, e l'eroe di Parini.

Se io fossi ricco quanto difficile mi sarebbe stato evitar questo destino, essere una eccezione, essere il terno al lotto!

Dio buono ! Voglio dirvi un fatto vero ma che vi riescirà certamente incredibile. Un ricco giovanetto che studia già filosofia non ha ancora ottenuto dal papà il permesso di leggere i Promessi sposi . Vedete che filosofo di nuovo conio sarà costui; che angelico costume deve avere se Manzoni stesso, il quasi santo Manzoni basta ad appannare la purità. Che genere di bestie ci dovran credere i nostri nepoti se verranno a sapere queste nostre miserie !

Una briosa giovinetta d'un'altra famiglia della stessa farina, non potendo giungere a questa terra promessa voglio dire alla lettura dei Promessi sposi e stranamente invidiosa d'una sua cugina che si vantava seco di averli letti e d'esserne deliziata, si mise a far il diavolo colla mammina e col papà, e un giorno giunse perfino a giurare che se le si faceva più lungamente contrasto se ne sarebbe vendicata e si sarebbe fatta monaca. Vedete monaca per curiosità! monaca per i Promessi sposi .

Se io fossi ricco ! Grazie mille volte alla fortuna che me ne ha preservato.

Si dice che è difficile trovare un perfetto amico. Difficile io rispondo, come trovare un uomo perfetto, un libro perfetto, un quadro perfetto. Che diamine! cercare in questo mondo la perfezione proprio solamente nell'amicizia, è un desiderio veramente strano. Io mi accontento degli amici anche non perfetti, non voglio che nessuno muoia per me. Che diavolo! se ci fosse un uomo d'un cuore così generoso e che non fosse pazzo sarei un gran briccone a lasciarlo morire per me imperfetta creatura. Mi appago adunque di amici di ingegno colto, di maniere cordiali, di abituale probità, di opinioni politiche non opposte eccessivamente alle mie, pronti chi più chi meno anche a farmi un servizio, a far qualche passo per me e darmi un parere da galantuomo nei momenti che ho la testa calda.

Ebbene di questi amici, ne ho parecchi, e tutti gli onestuomini che non sono affatto bisbetici ne avranno anch'essi al pari di me. E dove gli ho io fatti questi amici? Ve lo dico subito. Mi venne fatto di sceglierli o piuttosto di trovarmeli non so come attaccati fra mille e cinquecento o due mila giovani e giovanetti che ho conosciuto qua e là per le varie scuole alte e basse in cui sono andato a sedermi. Ne ho di concittadini e di forestieri, di campagnuoli, e di baggiani, d'ogni sorta di famiglie, figli di medici, di negozianti, di giudici, di sensali, di cuochi, d'architetti. Guardate il catalogo dell'università, e vedrete un preciso. I millionarj eran pochi; alcuni l'erano e non lo sapevano; famiglie fatte grosse nella parsimonia e nella oscurità. Buoni anche i millionarj buoni come il pane, perché cresciuti nella fratellanza e nella giusta stima del merito e della opinione; avevano tutti i vantaggi della povertà.

Dunque ciò che mi pose nell'occasione di conoscere intimamente tanta buona e brava gente, che farà si che io vorrò sempre bene alla specie umana, fu quella scarsità di fortuna che mi astrinse e con gravi stenti di me e de' miei a conservarmi co' miei studii il diritto di mangiar col cucchiale d'argento.

Se io fossi ricco! quanti di questi amici avrei io probabilmente? Quanti non ne guarderei con sincerissima trascuranza come gente di poco animo e di abbietto stato. Sarei ridotto a non conoscere un solo uomo di qualche conto, ad uscir di casa solo, come uno scomunicato, un ostrogoto, col capo fitto nella cravatta, ingrugnato, accigliato, come se tutti l'avessero con me; incontrando qua e là una brusca scappellata e mai, mai un saluto ridente, una stretta cordialaccia di mano, uno scherzo detto così ad alta voce ed alla piazzesca, ma che fa parer la gente di buon animo e chi lo fa e chi lo riceve.

Vestito pulitamente, provveduto di poche camerette al sole di mezzodì, con tre scaffali grandicelli di libri che mi fanno; un caminetto, una cucinetta che mi dà un paio o due di piatti alla buona, una bottiglia di poco prezzo, d'Asti o di Bocca, ma con un amico galantuomo dirimpetto a me; mezzo scudo, di tempo in tempo, per sentire la Pasta o Rubini; venti soldi per vedere la Marchionni; un pò di velocifero e di battello a vapore due o tre volte l'anno, e qualche giornatina all'osteria di Varenna o dell'Isola Bella; nove centesimi al giorno per sapere all'officio dell'Eco che cosa fanno e dicono nella politica e negli studj gli uomini di questa e delle altri parte del mondo, e quindi non sembrare un giumento se incappo in buona compagnia.

E che diavolo volete che io dica: Se fossi ricco?

Se fossi ricco, ecco tuttociò che avrei di più che non abbia al presente. Lo dirò in compendio. Se fossi ricco, penserei tutto il giorno a far qualche miserabile civanzo sull'entrata; mi invilupperei in un abisso di conti o avrei la rabbia di essere mangiato attraverso dai procuratori; mi cuocerei l'anima perché qualche famiglia di ricchezza più antica della mia mi trattasse un pò dall'alto in basso; mi sentirei dar del selvatico se non andassi stupidamente tutte le notti alla rivista dei palchi della Scala, turandomi in bocca lo sbadigio coi guanti bianchi; sarei condannato ad andar tutte quante le sere d'estate a pigliar reumi tra i fossi del corso, e il colmo del bene sarebbe correre in carrozza le strade di Milano nei giorni di bel tempo, camminando a piedi nei giorni piovosi o nevosi per risparmiare i cavalli.

NOTE

Opere edite ed inedite di Carlo Cattaneo raccolte e ordinate per cura di Agostino Bertani, vol I, Scritti letterari, Firenze, Successori Le Monnier, 1881, pp. 394 - 399

Manoscritto, Raccolte Storiche del Comune di Milano, cart. 12, plico II

Bertani propone una datazione tra il 1825 e il 1835. La citazione dei Promessi sposi lo porta posteriormente al 1827.

Boca e non Bocca è un piccolo paese all'inizio della Valsesia, situato in collina nei pressi di Ghemme, Gattinara e Borgomanero dà il nome ad un vino rosso scuro e asprigno

Giuditta Pasta ( 1798-1865 ) celebre cantante cui dedicarono opere Bellini e Donizetti

Giovanni Battista Rubini ( 1795- 1854 ) famoso tenore

- Carlotta Marchionni ( 1796-1861 ) grandissima attrice alfieriana

Nell'ufficio dell'Eco di Milano in Galleria De Cristoforis " A render sempre più accetto agli abitanti della capitale e questo nuovo foglio e il vecchio nostro Eco italiano venne da qualche tempo instituito di invitare gli associati si dell'uno che dell'altro all'Ufficio di quel Giornale situato nella Galleria De Cristoforis ai N i 52, 53, 54, dov'è offerta loro dal mattino a mezzanotte la gratuita lettura di tutti i Giornali tanto nazionali che esteri permessi" [ Caddeo Vol. I p. 389 ]